2010 in review

Posted in blogging on 3 gennaio 2011 by matdaro

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 2,900 times in 2010. That’s about 7 full 747s.

 

In 2010, there were 33 new posts, not bad for the first year! There were 82 pictures uploaded, taking up a total of 23mb. That’s about 2 pictures per week.

The busiest day of the year was July 15th with 174 views. The most popular post that day was perché non consegnare un concorso!.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were facebook.com, blgnts.blogspot.com, obama-scandal-exposed.co.cc, immaginazioneurbana.wordpress.com, and twitter.com.

Some visitors came searching, mostly for new york, piranesi, metropoli, mario chiattone, and oswald mathias ungers.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

perché non consegnare un concorso! July 2010
30 comments

2

concorso ATER PASS July 2010
2 comments

3

la protesta corre sul web July 2010
6 comments

4

herald towers, ny May 2010
2 comments

5

BRANDING ROME© June 2010
5 comments

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una legge per l’architettura (anche no?)

Posted in reading, thinking with tags , , on 13 dicembre 2010 by matdaro

da “progetti e concorsi” n.48/2010

all’interno del dossier “una legge per l’architettura”

Ma siamo sicuri che serva ancora parlare di regole per la qualità dell’architettura?
Siamo sicuri che sia utile boicottare la creatività?
E’ vero che la crisi chiede certezze ma per uscirne non serve affossare un’arte a professione ma forse proprio il contrario, serve più coraggio?
Provo a ribaltare il punto dell’osservazione:
L’architettura è una professione creativa, è la prima delle arti.
Oggi, che continuiamo a invocare regole, primeggiano le imprese di costruzione sugli architetti o al massimo le grandi società d’ingegneria, al terzo posto le grandi associazioni di architetti che vivono di rendita.
In Italia tra l’altro abbiamo la legge (la Merloni) che più sposa questo approccio.
Dov’è finita la ricerca della qualità se continuiamo a invocare garanzie professionali e nuove regole?
Non siamo un po’ stufi di questo?
Più che mercato vero, desidererei un “mercato fico”, “a cool market”!
Che in Italia si faccia una brutta architettura dipende in primis da fattori culturali, che dell’architettura importa poco, che l’architettura è spesso confusa con l’edilizia e che è un richiamo fortissimo per imprenditori che vogliono fare solo business.
Invece di regole per il mercato propongo dunque un’autorità che tuteli la creatività, contro il serioso professionismo.

FACEBOOK LINK

torbellamonaca temporanea (chicca d’agosto)

Posted in blogging, thinking with tags , , on 30 agosto 2010 by matdaro

23 Agosto 2010, Alemanno, sindaco di Roma, da Cortina:

Demoliremo e ricostruiremo Torbellamonaca” [LINK]

Provocazione o no che sia, allora rilancio, preoccupandomi del periodo di transizione tra demolizione e ricostruzione:

DOVE ALLOGGERANNO I RESIDENTI?

35 mila persone, una città come Albano Laziale

la proposta:

175 unità residenziali temporanee

edifici a corte a 2 piani  (bassa densità), ognuno ospita 200 persone (alloggi da 80mq per 5 persone)

da collocare in un’area di almeno 180 ha

come VILLA PAMPHILI

sopra, layout delle 175 unità nell’area della villa
sotto, fotoinserimento delle unità residenziali temporanee immerse nel verde della villa
LINKS (lo speciale di MTV NEWS):
la storia de Er Gitano;
la storia di Francesca, la tatuatrice;
la storia di valentina e francesca, mamme;
la storia di fabio, biologo e maestro di parkour;
la rabbia e la follia con stefano il poliziotto;

“i 5 pensieri sparsi dell’architettura”

Posted in blogging, designing, thinking with tags on 4 agosto 2010 by matdaro

1. monotona

è determinata da un’idea univoca, riconducibile più ad un uno che ad una molteplicità.

[img1]

2. ordinaria

proprio come te l’aspetteresti.

senza particolarismi, fronzoli, eccezioni.

[img2]

3. ripetitiva

che ripete i suoi elementi. che assomiglia ad un’altra architettura.

che non inventa ma ribadisce. abitudinaria.

[img3]

4. semplice

che non vuole significare qualcos’altro. ma è quello che è.

[img4]

5. sostenibile

realizzabile senza spendere troppo garantendo il risultato.

[img5]

nota: le immagini dei link si riferiscono al progetto fatto per il concorso “aterpass” per il quartiere tiburtino III di roma, poi non consegnato [LINK]

la protesta corre sul web

Posted in blogging, thinking with tags , on 26 luglio 2010 by matdaro

la SEGNALAZIONE, a cura di paola pierotti, del dibattito sui concorsi degli scorsi giorni, avvenuta qui su BLGNTS (LINK)

su “PROGETTI E CONCORSI” (29/2010)

(FACEBOOK LINK)

reiterazioni

Posted in designing, watching with tags , , on 23 luglio 2010 by matdaro

mario chiattone, costruzioni per una metropoli moderna, 1914

oswald mathias ungers, hamburger kunsthalle, amburgo, germania, 1990-1997

oma, residential high-rise, new york, 2008-2010

perché non consegnare un concorso!

Posted in blogging, thinking with tags , on 13 luglio 2010 by matdaro

Spiego la scelta di non consegnare il concorso internazionale d’architettura “Ater Pass” pubblicato nei giorni scorsi sul blog (LINK)

[non vorrei sembrasse una scelta rinunciataria]

La situazione dei concorsi italiani, a mio avviso, è a un livello molto basso.

Meglio di me ha spiegato la situazione il dossier del Giornale dell’Architettura n.81 (febbraio 2010)

In particolar modo si legga l’editoriale di Francesco Cellini “Servizi d’architettura Srl” e quello di Francesco Garofalo “Concorsi, facciamo il punto” (leggibile on line -> LINK)

copy&paste di alcuni passaggi del testo di Garofalo:

“Il declino inizia nella seconda metà del decennio, tra la fine della gestazione della legge Merloni e il Dlgs 163 del 2006, il famigerato Codice degli appalti. La Merloni (n. 109/1994, legge quadro in materia di lavori pubblici [Merloni ter]) è agnostica nei confronti dei concorsi; non li incoraggia ma ne permette uno svolgimento adattato alle circostanze”

“Le critiche alla preparazione sono diffuse, ma prima ancora si deve notare il carattere di eccezionalità, di forte scelta strategica legata al progetto, che accompagna quasi tutti i concorsi di progettazione superstiti. Questo fa del bando un evento mediatico, richiamato nella home page del sito web del Comune. Detto in breve, sui pochi concorsi che si fanno nelle grandi città, si spendono somme ingenti. Ciò diventa circolarmente un disincentivo a bandirli”

“Una volta scelto il vincitore, potremmo dire che il concorso è più o meno andato a buon fine se viene conferito un incarico professionale. L’esperienza dimostra che molti programmi si arenano qui. Le cause più frequenti sono due: le nuove regole per gli incarichi di cui si dirà più oltre, e la tradizionale volubilità della politica locale, più veloce a cambiare opinioni e assessori che ad aprire i cantieri.”

“Il primo punto tuttavia è quello decisivo: se non puoi nemmeno partecipare al gioco, importa poco che le sue regole non siano le migliori. Ai concorsi di progettazione possono accedere solo i professionisti in possesso dei requisiti tecnici e finanziari analoghi a quelli previsti per gli appalti di servizi e di costruzioni. Questo vuol dire avere molti dipendenti in regola, grandi fatturati per cinque o dieci anni, e certificazioni puntigliose di avere svolto incarichi e realizzazioni per «n» volte il valore del progetto messo a concorso. Queste soglie escludono oltre il 90% degli architetti italiani.”

“Ci sono due sole vie per partecipare lo stesso. La prima è formare un’associazione d’imprese con un soggetto (tipicamente una società d’ingegneria) che «ha i numeri». A quel punto il progettista di solito non è più il capogruppo. La seconda possibilità è l’istituto dell’avvalimento, che sta diventando popolarmente noto come «l’avvilimento». Si tratta di stipulare un contratto oneroso con un soggetto che s’impegna a «prestarti» i suoi requisiti, ma che se poi sarai incaricato, non potrà lavorare con te. La durezza di questo meccanismo ha prodotto un effimero revival dei concorsi d’idee, che nel decennio precedente erano caduti in disgrazia perché non davano garanzie di proseguire con una realizzazione. Tuttavia questa scorciatoia è un’illusione: il Codice degli appalti dice che è possibile incaricare il vincitore di un concorso d’idee, ma solo se è in possesso dei requisiti. Quindi se questi non sono stabiliti e verificati a priori, come avviene in molti bandi di questo tipo, non se ne fa niente.”

Mi permetto di riassumere in breve:

1) Il concorso di progettazione ha valore di eccezione, di occasione più unica che rara. Dunque non è ancora oggi sistema per affidare degli incarichi professionali, come in molti altri paesi europei.

2) Le statistiche italiane (si veda sempre nel GDA 81 i dati riportati da Milena Farina) confermano che alla vincita di un concorso è ancora molto raro che avvenga l’affidamento dell’incarico conseguentemente, ancor più rara poi è la realizzazione del progetto.

3) I criteri di valutazione dei concorsi si basano più su dati riguardanti la realizzabilità dell’opera e dunque la capacità gestionale di impresa e non il valore del progetto.

4) La legge quadro (la merloni) viene aggirata anche dagli stessi bandi di concorso (a denunciarne la sua scarsa validità), come il caso dell’avvalimento (che è stato scelto nel caso del concorso dell’ater)

Perché non consegnare un concorso?

Direi che di motivi validi ce ne sono eccome.

Ma perché farlo allora? Mi hanno chiesto.

Perché, in accordo con Cellini, continuo a credere che l’architetto eserciti una professione intellettuale e come lui dice “Le «professioni intellettuali» consistono nell’espletamento di attività il cui esercizio richiede una peculiare formazione culturale, scientifica e tecnica”.

Perché ho il desiderio di confrontarmi con un tema progettuale di riqualificazione di un tessuto abitativo (come nel caso dell’Ater) di indubbio fascino e interesse.

Perché l’architetto ha il diritto di esprimere una propria idea di città, anche se pare non interessi poi così tanto in questi tempi di “politica del fare” (a tutti i costi e senza troppo pensare).

Non consegnare il concorso è stato un atto di protesta contro questo sistema di regole, ma non mi sono tirato indietro di fronte alla sfida progettuale!

md

[n.b. il dibattito scaturito è stato in seguito riportato su “progetti e concorsi” (29/2010) all’interno di uno speciale sui concorsi -> LINK]